Il barbiere con la passione per l’investigazione. Il suo vero nome è Pasquale Tozzo, ma in paese tutti lo chiamano con il diminutivo e con il titolo che spetta a un artigiano capace e apprezzato. Quando è coinvolto in qualche indagine, non molla fino alla fine. Nutre anche la passione per la musica classica, e quando può, segue le esibizioni della banda paesana, unico modo per ascoltare dal vivo le arie dei grandi compositori, in un piccolo paese della Calabria, negli anni cinquanta. E’ un bell’uomo sulla quarantina, ma non considera la bellezza fisica una dote apprezzabile, ritiene più importanti le qualità morali.
Il maresciallo Giocondo Rossi
Lui ritiene il suo nome importante e poco gli interessa che suo padre glielo ha appioppato in mancanza di una figlia femmina. Comanda la locale stazione dei carabinieri da circa un anno. Sostiene di non essersi sposato perché mal si concilia l’abito nuziale con la divisa. Frequenta la sala da barba di mastru Lino. Là viene a sapere dei fatti del paese che nessuno si sognerebbe di andare a denunciare formalmente. Mastru Lino sostiene che le sue visite sono interessate, ma in fondo il maresciallo deve provare anche dell’affetto per l'amico barbiere, però non ditelo al comandante della caserma: un carabiniere non può avere amici.
Cciareju (Ignoriamo il vero nome, quello lo conosce solo mastru Lino)
E’ il garzone del barbiere, un tipo particolare senza nessuno al mondo. Non si sa quanti anni abbia né si riesce a stabilirli perché ha l’aspetto di un monello, ma frequenta le osterie come un vecchio ubriacone. E’ un po’ la vittima di mastru Lino, ma lui, a sua volta, spesso fa dannare il maresciallo Rossi. Conoscendo la passione di mastru Lino, non manca mai di informarlo su ciò che viene a sapere e che ritiene utile per le indagini.